1.8.06

La lingua batte dove il dente duole ed è vero, purtroppo. Continua a macerarti l'insieme delle associazioni d'idee, a catena, a caterva, a sprazzi, a spruzzi e non c'è modo di eludere i morsi al muscolo cardiaco e a quello diaframmatico, capaci di toglierti ogni volta per un breve interminabile istante vitalità e profondità di respiro.
Evoca, il dolore, tutti i peggiori aspetti del sentire, quasi l'altro lato della magia: dispetto anziché amore, gelosia anziché appartenenza, lussuria frustrata anziché meraviglioso trasporto, risentimento anziché generosità, rabbia anziché comprensione.
Fa' che sia fase transitoria, strettoia di rinascita, a liberare squame in una muta salvifica. E che lo sia indipendentemente dagli atti o dalle codardie altrui. Che la consapevolezza torni a guidare la serena fiducia, la capacità di sorridere con gli occhi e col cuore, scavalcando le intemperie e le delusioni umane, subumane o semidivine che siano.
Riconoscere la verità delle frasi sagge non ne facilita l'accettazione automatica nel momento atroce del distacco non voluto. Considerando quanto duole strapparsi un pezzo di sé, è normale che così succeda. Impastati con la stessa argilla, animati dallo stesso soffio, divisi e riunificati... e tranciati da una silente mannaia. Eppure, la vita continua e saprà stupire di nuovo, sempre. Lo so. Fa male, ora, ma so che la meraviglia non ha termine purché si riesca a ripulire lo sguardo.

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